06 Ott
Il viaggio della tua vita
Per inaugurare la rubrica “Meglio con te stesso/a”, ho scelto di presentarti una storia simbolica del modo in cui svolgiamo la nostra vita. Se accettiamo questo concetto, allora possiamo avvicinarci all’idea che una sofferenza può svelare un metodo di progressione nella nostra evoluzione, che una malattia può essere vissuta in un modo “creativo”, come un mezzo ormai necessario dell’anima ferita per far capire il suo messaggio.
Immagini il tuo corpo fisico come se fosse una carrozza. Questa carrozza cammina su una strada che simbolizza la tua vita. Questa strada non è fatta di asfalto liscio ma di terra, piena di buchi, bozze e sassi. Entrambi lati sono marcati di solchi profondi e due fossati la delimitano. Regolarmente si presentano delle curve senza visibilità oppure la nebbia o dei temporali impediscono la vista.
Bene! Le tue difficoltà e gli ostacoli incontrati nella tua vita sono i sassi e buchi vari.
I tuoi schemi mentali o solchi ti mantengono nella stessa direzione e i fossati più o meno profondi rappresentano le regole della società, della chiesa, ecc…
In fine, questa ripetitiva mancanza di visibilità sulla strada sono questi momenti in cui vorresti “vedere più chiaro”, dove non riesci a “mettere a fuoco”.
Questa carrozza è tirata da due cavalli , un bianco (Yang) e un nero (Yin). Loro rappresentano le tue emozioni. Sono loro che ti dirigono nella vita la più gran parte del tempo. Un cocchiere le da la direzione (la tua Mente, il tuo Conscio).
All’interno della carrozza un passeggero rimane invisibile (la tua Guida Interiore, l’Angelo custode)
La carrozza cammina guidata dal cocchiere. Però la destinazione gli è stata data dal passeggero. La qualità e la comodità del viaggio (la tua esistenza) dipende totalmente dal modo in cui il cocchiere tiene le rendine:
- Brutalizza i cavalli (le tue emozioni)?
C’è rischio che loro si innervosiscono e si imbizzarriscono, esattamente come le tue emozioni possono condurti a degli atti irragionevoli, addirittura pericolosi. - Manca di vigilanza?
La carrozza rischia di ritrovarsi presa nei solchi, di seguire per forza le tracce degli altri che ci hanno preceduti e di finire magari nel fossato come loro. - E’ distratto?
Non potrà evitare i buchi e bozze (colpi ed errori della tua vita) e il viaggio diventerà molto scomodo. - Si addormenta lascia le rendine?
Allora i cavalli guidano la carrozza. Se il nero è stato nutrito meglio, allora domineranno le immagini emotive materne. Se invece il bianco è stato trattato meglio. Le rappresentazioni emotive paterne prenderanno il sopravento.
Ogni tanto un pezzo della carrozza si rompe (malattia). Era troppo fragile oppure ha preso tante scosse che non c’è la fa più (accumulo di comportamenti e attitudini sbagliate). Bisogna riparare. Secondo la gravità del danno, un po’ di riposo basterà, o andrai a vedere un terapeuta di medicina naturale, oppure ci vorrà proprio un riparatore, un medico o chirurgo classico. Ma soprattutto, per evitare che l’incidente si riproduca, è fondamentale riflettere sul tuo modo di “fare il cocchiere” e cambiare di comportamento.
Qualche volta, la carrozza attraversa delle zone di poca visibilità:
- E’ una curva semplice che puoi vedere.
Puoi anticiparla, rallentare e passarla controllando bene i cavalli (gestire per esempio le nostre emozioni quando affrontiamo un cambiamento).
- Non si vede nulla, c’è troppa nebbia.
Allora bisogna rallentare molto, andare a passo e seguire i lati, fidandosi ciecamente alla strada intravista e al Maestro o Guida che ha scelto proprio questa.
Strada facendo, si incontrano regolarmente degli incroci dove non c’è traccia di indicazione:
- il cocchiere potrebbe prendere una direzione a caso. Più è convinto di sapere e di controllare tutto, più è grande il rischio di vederlo “pensare di conoscere” la strada giusta e quindi di sbagliare e di perdersi. La sua ragione e il suo intelletto crede di potere risolvere tutto.
- invece, se si riconosce umile e onesto, chiederà al passeggero dei consigli, perché lui sa dove va, conosce la destinazione finale. Ma se è stato abbastanza sensato per chiedere la strada giusta, bisogna anche che sia capace di sentire la risposta! Una carrozza può essere molto rumorosa su questi sentieri movimentati!
Quindi fermarsi regolarmente per potere dialogare con il Maestro Interiore è essenziale.
Hai bisogno di momenti di pausa per ritrovare la tua direzione quando ti sei “perso/a per strada”. Più chiara è la destinazione e le tappe che ci vogliono per arrivarci, meno pericoloso è il viaggio. Se il cocchiere e il passeggero sono d’accordo sulla meta, ciascuno si impegnerà con profitto ad aiutare l’altro a eseguire la sua missione.
Questa illustrazione della nostra vita è cara agli Orientali. La trovo illuminante nella sua semplicità. Ti confesso che, nel corso dei miei primi 40 anni, la mia carrozza ha preso un bel po’ di sassi. Non c’era nessuno a tenere le rendine!
Ci è mancato ben poco per farla rovesciare definitivamente nel fossato o schiantarla contro l’ albero. Adesso ho ben stampato in mente che sono io a guidare, sola responsabile del modo in cui viaggio e del raggiungimento della destinazione finale. Ormai, ho la sensazione quasi palpabile che tutte le cellule del mio corpo sono finalmente in pieno accordo con la mia mente e la mia anima. Andiamo insieme nella stessa direzione.
Certo, ammetto che ci sono dei giorni in cui mi sento proprio persa. Però so, con un’assoluta certezza, che il mio smarrimento è momentaneo, il tempo necessario per capire un’informazione preziosa che mi sono persa perché presa dai 1000 impicci della vita quotidiana. Allora cerco di fermarmi e di ascoltare la voce del passeggero. E’ l’amico più fedele che io abbia mai avuto.
Lui è sempre presente. Sono io a dimenticarlo regolarmente.
P.S: la storia della carrozza è stata ispirata da un passaggio del libro di Michel Odoul “Dimmi dove ti fa male e ti dirò perché”. L’ ho letto nel 2002 e mi ha aiutato a trovare un senso al secondo cancro, senso che cercavo disperatamente per raccogliere le mie forze e riprendere la conquista della mia guarigione.






